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sabato 8 novembre 2008

Ciro Imparato

Viaggio nel mondo del doppiaggio attraverso la voce di Ciro Imparato, noto doppiatore Mediaset, Rai, radio

Come si accostato all’affascinante mondo del doppiaggio, a cui molti giovani aspirano?«Premetto che la lingua italiana è il mio primo e grande amore. Mia madre mi ha insegnato a leggere all’età di tre anni e da allora non ho più smesso. Poi….molto tempo dopo…nel 1978 ho cominciato a lavorare in radio e nello stesso periodo ho studiato batteria jazz, ho presentato eventi e… serate. Ho conosciuto tante persone e molti personaggi famosi. In seguito ho studiato dizione e mi sono iscritto alla Facoltà di Psicologia. In quel periodo la mia vita è cambiata. Leggere Stanislavkij mi ha fatto accostare al doppiaggio e alla recitazione in maniera diversa. Ho preso finalmente le dovute distanze da un insegnamento di stampo materialista che, purtroppo, ancora oggi è in voga presso le scuole di dizione e di recitazione italiane.
Infatti, mediante il doppiaggio, hai il privilegio di diventare un’altra persona e non è affatto semplice esprimere gli stadi d’animo e le vicissitudini di un altro individuo. Spesso si pensa che il doppiaggio consista unicamente nell’apprendere la dizione corretta, ma non è così. La dizione non ti permette di manifestare, attraverso la voce, le emozioni…non ti permette di essere quel personaggio…di sbloccarti…di liberarti dai condizionamenti…non ti dà l’opportunità di essere naturale».

Quindi, quali sono i benefici di un buon corso di dizione?
«I benefici sono diversi. Ma, come già anticipato, è necessario il metodo. Mi spiego…non esiste una voce brutta né bella. Una voce è gradevole in base al vissuto del soggetto e perciò è necessario, anziché insistere soltanto sulla dizione, far emergere l’esperienza individuale di ognuno di noi».

Sta parlando del metodo FourVoiceColors®?
«Sì. Il metodo FourVoiceColors® consente alle persone di comunicare con espressività. La cadenza corretta…gli accenti si possono apprendere grazie ad un costante lavoro di laboratorio, ma nessuno ti insegna a muoverti e a parlare con naturalezza. FourVoiceColors®, invece, punta sulla psicologia della voce. E’ necessario prendere consapevolezza dello strumento vocale non soltanto attraverso la decodificazione, ma soprattutto imparando a codificare la voce per dare spazio agli impulsi dell’inconscio…all’interiorità».

Perché FourVoiceColors®?
«La voce, se usata correttamente, migliora la qualità della vita ed aiuta ad affrontare meglio le sfide future. La gradevolezza e la credibilità sono due componenti essenziali della comunicazione. Ed è necessario, per esseri gradevoli e credibili allo stesso tempo, saper manifestare con le parole i sentimenti, come l’amore o l’amicizia. I colori della voce sono giallo, verde, blu e rosso».

Lei, dunque, è l’ideatore del metodo FourVoiceColors®. Si tratta di un’esperienza unica in Italia. Ma come si svolge una lezione tipo?
«I corsi si svolgono in diverse città italiane, da Nord a Sud. All’inizio della lezione i partecipanti, quasi tutti dilettanti, sono spaesati. Poi, dopo quattro ore di lavoro, hanno un’altra espressione sul volto. Non riescono a credere alle proprie orecchie, nel vero senso della parola. La loro voce è cambiata. Hanno finalmente spezzato quel muro che divideva la voce dalle emozioni, dall’io».

La voce, dunque, come specchio dell’anima?
«Esatto. La voce come manifestazione dell’inconscio»

Come è nato il sito Lavoce.net?
«Non esisteva, prima de La Voce.net, un sito dedicato alla voce. Pensai di creare un portale di questo tipo nel ’’99. L’anno successivo ne parlai con Marco Faccio e Beppe Accardi della Edv, una web agency torinese già attenta ai contenuti del web. Ci credemmo da subito e in un paio di mesi realizzammo il sito».

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