Il principio della vera democrazia è la verità, da cui scaturiscono altri valori, quali la libertà, l’uguaglianza e la fraternità, parole usate a dismisura, a volte quasi per inerzia. La verità è o dovrebbe essere il nucleo del giornalismo, che significa informare e formare, mettendo in risalto il fatto nudo e crudo, per quello che è, così come accade nel giornalismo anglosassone, dove la divisione fra cronaca e commento è netta, molto netta, dove la stampa è ancora, speriamo non per poco, “il quarto potere”. In Italia non è e non può essere così, anzi stiamo assorbendo solo i vizi del giornalismo anglosassone, ovvero la tendenza a raccontare le vicende private dei politici. Il caso Berlusconi ne è una prova e lascia presagire una decadenza dei costumi nel Bel Paese, un tempo Patria di poeti, pensatori ed artisti, oggi alla ricerca spasmodica di un’identità, che forse non ha mai avuto. In Italia il giornalismo ha perso in un attimo ciò che aveva di buono: la separazione tra la sfera pubblica e l’ambito privato, forse per propaganda elettorale o peggio ancora per aumentare le vendite e per incentivare un settore che è in crisi. Berlusconi è la star del momento, l’uomo da criticare o da osannare, a seconda dei punti di vista. E, quindi, il premier è al contempo il leader e il tiranno, l’angelo e il demone, il padre e il patrigno… Berlusconi, invece, non è un santo, né un peccatore. E quanto sta accadendo oggi in Italia è solo l’espressione autentica del nostro tempo…il tempo dei reality.
1 settimana fa







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