1678 Lucrezia Cornaro, giovane di vastissima cultura, diventa, per incarico della Repubblica di Venezia, la prima professoressa universitaria.
Da allora tante cose sono cambiate in Italia: le donne possono votare e studiare. Ma la piena parità non è stata ancora raggiunta, soprattutto in alcune aree della Penisola, dove il "gentil sesso" (e finiamola di chiarmarlo così) nella maggioranza dei casi è ancora costretto a scegliere fra la vita privata e il lavoro, fra il desiderio naturale di maternità e la volontà, che è insita negli esseri umani, di perfezionarsi, crescere e cercare di realizzare i propri sogni. Oggi, come ieri, nel Mezzogiorno d'Italia alcune ragazze vengono ancora condizionate e zittite dai loro padri, dai loro fratelli...dai loro mariti. E le tristi vicissitudini delle antenate vengono tramandate di generazione in generazione, creando paure e pregiudizi nelle figlie, nelle nipoti e nelle pronipoti, le quali cercano di difendersi come possono da un sistema ancora conservatore. Mostrare il proprio corpo non è segno di emancipazione, anzi spesso è l'emblema della sottomissione. La vera libertà sta nella capacità di poter decidere quando e se sposarci, quando e come avere un figlio...di poter scegliere il lavoro in base alle proprie capacità e, quindi, autorealizzarsi, raggiungendo la felicità, che non è un'utopia! Lo Stato può e deve tutelare le neomamme, ma non basta. Serve un cambio di tendenza collettivo, che dovrebbe partire prima di tutto dal basso. Maria Ianniciello








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