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sabato 17 ottobre 2009

«In Italia la libertà di stampa è seriamente comopromessa, inoltre è difficile diventare giornalisti perché il talento e la motivazione da soli non bastano».

A tu per tu con Giuseppe Raudino, giornalista free lance. Raudino risiede in Olanda, dove insegna  all'Università di Scienze Applicate "Hanze" di Groningen.


Questa intervista andrà in onda sabato prossimo, su Radiosi, nell'ambito del programma di Tony Esposito.


Lei vive e lavora in Olanda. In Italia purtroppo diventare giornalisti è quasi impossibile per tanti motivi. In Olanda invece come è la situazione?
«La figura del giornalista all'estero è sempre un po' diversa dall'idea che abbiamo in Italia. In Italia è difficile diventare giornalisti perché il talento e la motivazione, da soli, non bastano: oltre a tanta dedizione è necessario trovare un direttore disposto a farti collaborare e un editore che abbia il buonsenso di pagarti. Dopodiché hai accesso all'albo professionale e puoi esercitare la professione, ma non tutti hanno l'opportunità di svolgere la pratica richiesta per legge, sulla quale direttori ed editori hanno pieno potere decisionale. Fuori dall'Italia, invece, il giornalismo è una professione come tante altre, svolta da persone che vogliono dimostrare i propri meriti. L'Olanda non è un'eccezione e tutti hanno le stesse possibilità di accesso alla professione giornalistica, per esercitare la quale è anche richiesto un titolo di studio universitario pertinente».

L'editoria è in crisi. Come si può far fronte a tutto ciò? E internet potrebbe essere la via d'uscita?
«L'editoria è in crisi perché è inflazionata: ci sono più giornali, riviste e programmi di quanti siano gli ascoltatori o i lettori disposti a seguirli. Un giornale non dovrebbe andare in stampa se non riesce a contare su un certo numero di abbonati. Finché l'economia girava per il verso giusto, gli inserzionisti non erano così pignoli e si lasciavano tutte le porte aperte per i loro affari. A un certo punto, però, hanno visto che alcuni investiventi pubblicitari non avevano grandi ritorni economici, per cui, quando ce n'è stato bisogno, il primo rubinetto che hanno chiuso è stato quello della pubblicità sui quotidiani. Il New York Times ha recentemente dichiarato che il suo prossimo futuro sarà esclusivamente online. In Italia i quotidiani, fatta eccezione per due o tre testate, sono soltanto organi di partito finanziati dalla politica e con denaro pubblico, altrimenti sarebbero già morti. La bella notizia, però, è che sembrano destinati a sparire in ogni caso. Speriamo solo che rimangano i migliori in campo.
L'evoluzione di internet, come la vedo io, non è una soluzione alla crisi dell'editoria. È vero che adesso chiunque può pubblicare una notizia online – basta un computer e una connessione a internet – ma nessuno assicura sulla qualità dell'informazione. L'euforia inziale per la grande democraticità di internet ha lasciato il passo a dubbi e perplessità, quali la possibilità di essere censurati (Google lo fa in Cina col l'approvazione del governo), la difficoltà a farsi leggere (postare tempestivamete online una notizia vera, interessante e rilevante non dà affatto alcuna garanzia di essere letti). Certo, la pubblicazione online di contenuti informativi è economica per l'editore, tempestiva e gratuita per l'utente. Una formula decisamente vincente per le grandi aziende. Tuttavia bisogna considerare che anche internet ha un livello di saturazione: notizie e contenuti possono moltiplicarsi all'infinito ma il pubblico ne ignorerà una gran parte, facendo sì che siano sempre limitate le voci autorevoli, quelle che hanno un seguito di pubblico».


Un consiglio ai giovani giornalisti...
«Imparare le lingue straniere, leggere i giornali inglesi e americani, seguire la CNN e la BBC. Quello che manca in Italia è una prospettiva adeguata, anche per quello che riguarda la deontologia: in Italia ci curiamo solo dei nostri affari provinciali e spesso si vuole diventare giornalisti per i privilegi che la professione comporta; all'estero la nostra democrazia viene comparata con le altre democrazie, e se un giornalista straniero riceve in regalo un ingresso al cinema, o qualsiasi cosa che pregiudichi la sua imparzialità, rischia il licenziamento. Un giovane giornalista dovrebbe tener presente in ogni attimo della sua giornata cosa è giusto e perché. In più dovrebbe lasciarsi incuriosire dalle cose che accadono e scrivere sempre con spirito critico. E poi bisogna avere il coraggio di fare domande scomode e difficili, soprattutto ai potenti: se un giovane giornalista vuole partire col piede giusto, non deve dimenticare fin dall'inizio che lavora per i suoi lettori e non per i potenti intervistati. La maggior parte dei giornalisti italiani, oggi, si limita a tenere un microfono e a regalare l'effetto megafono all'intervistato, senza verificare accuratamente e senza controbattere».


Oggi la libertà di stampa sembra essere in bilico. E' realmente così?
«Purtroppo in Italia la libertà di stampa non è più in bilico ma è già seriamente compromessa. Secondo uno studio pubblicato lo scorso aprile e condotto da Thefreedomhouse, un organismo indipendente con sede a Washington, l'Italia e la Turchia sono gli unici paesi europei la cui stampa risulta “parzialmente libera”. Che un membro dell'Unione Europea come l'Italia non abbia un'informazione libera è semplicemente inaccettabile. Tutto il mondo si stupisce guardando a noi con preoccupazione, perché ogni democrazia sa che ciò che succede in Italia potrebbe succedere a casa loro».


Veniamo alla sua attività di scrittore. Come è nato "L'isola del tempo"?
«L'Isola del tempo è un romanzo nato da due spunti: avevo voglia di raccontare un mio viaggio a Malta e, al contempo, desideravo romanzare un'interessantissima scoperta nel campo della storia dell'arte portata avanti dall'amico Paolo Giansiracusa. La scoperta in questione riguarda un aspetto biografico legato a Caravaggio, il quale soggiornò sull'isola mediterranea per qualche anno, intrecciando la propria vita al potente ordine dei Cavalieri di Malta. La storia mi ha appassionato così tanto che alla fine mi sono affezionato a questo ordine cavalleresco e alle sue vicissitudini. Ma il romanzo non parla solo di questo, visto che i protagonisti sono due giovani, un ragazzo e una ragazza, che scoprono l'isola a bordo di una Vespa... Può immaginarsi che amori e simpatie si intreccino lungo la trama di questo romanzo storico. Il romanzo L'isola del tempo è disponibile online sulla mia pagina di Lulu (http://stores.lulu.com/pepperaudino )».


Si sente più scrittore o giornalista?
«Sono due momenti diversi che esprimeono il medesimo amore per la scrittura. In ogni caso, da quando insegno all'Università Hanze di Groningen, mi sento professore e basta. Infatti non trovo facilmente il tempo per dedicarmi pienamente alla scrittura come facevo qualche anno fa, quando una parte consistente delle mie giornate era destinata alla scrittura creativa e per il resto lavoravo come freelance a tempo pieno».


Chi è il giornalista free lance?
«Il giornalista freelance è uno scrittore di 'non fiction' che ha scelto la carriera del libero professionita. In pratica è uno che collabora con giornali e riviste senza far parte della redazione. Insomma, è una persona che scrive di fatti reali e documentati come ogni altro giornalista. I vantaggi sono molteplici: ogni pezzo viene pagato abbastanza bene e si può contrattare sul proprio onorario. In più si scrive di ciò che si conosce meglio e che più ci appassiona, visto che è il giornalista stesso a proporre l'articolo o il servizio, per cui ci si aspetta che si scelgano argomenti interessanti per chi scrive. Ovviamente ci sono anche aspetti negativi: non c`è un salario fisso su cui si possa fare affidamento alla fine del mese, e poi questo tipo di professione richiede tanti sforzi per costruirsi un network professionale, organizzare il proprio tempo in maniera efficiente e imporsi degli obiettivi da raggiungere senza che ci sia un superiore a spronarci. Ho scritto qualche riflessione su questo argomento sul blog http://www.skrivere.wordpress.com/».

3 commenti:

Jonathan ha detto...

Molto interessante questa intervista. Giuseppe Raudino non usa mezzi toni! Grazie Maria per l'intervista.

maria ianniciello ha detto...

Di Nulla, grazie a te per aver visitato il blog!

Anonimo ha detto...

Per completezza di informazione vorrei segnalare il sito: http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=16&year=2009

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