Sul numero di novembre della rivista "Airone" è stato pubblicato un articolo di Valerio Massimo Manfredi, che - partendo dal libro di Elio Cadelo "Quando i romani andavano America" - scrive: "Plinio Il Vecchio racconta di una rotta che da Gibilterra arriva, secondo i nostri calcoli, fino alle Canarie o a Capo Verde e poi prosegue per quaranta giorni fino alle Esperidi. (...) Ora, se queste isole si trovano a ovest e se distano dalla costa quaranta giorni di navigazione, potremmo trovarci dall'altra parte dell'Oceano Atlantico. Non è un caso che quando Americo Vespucci arrivò alle Antille credette fossero le Esperidi" . Ma c'è dell'altro. "Diodoro Siculo racconta - continua Manfredi - che i Cartaginesi avevano scoperto nell'Atlantico un'isola molto estesa, con fiumi navigabili, frutta tutto l'anno, mare pescosissimo, temperatura sempre calda e gente che viveva sotto le capanne. E aggiunge che Cartagine aveva proibito di colonizzarla". Queste storie si intrecciano con altre storie. Cornelio Nepote asserisce che al tempo di Augusto alcuni naufraghi furuno condotti davanti al governatore romano della Gallia: avevano il capo ornato di piume ed erano di capelli neri e di pelle scura. Il governatore li mandò a lezione di latino per un anno e, quando furono in grado di comunicare con i romani, dissero che venivano dall'altra parte dell'oceano. A tutto ciò si aggiungono diversi manufatti di età classica, come la statuetta conservata al museo di arti e storia di Ginevra, il cui protagonista è un ragazzo che sembra avere in mano un ananas. Questo articolo fa sorgere un unico interrogativo: i Romani hanno varcato l'Altantico prima di Cristoforo Colombo?
1 settimana fa







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